Roberta Conti
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Primi Gemelli

- dal 14 Marzo al 13 Giugno 2026 - Piano.C studio via Podesti 33 Ancona

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Mostra personale PRIMI GEMELLI

Inaugurazione 14 marzo ore 18.00

fino al 13 giugno 2026

Piano.C studio via Podesti 33 Ancona

 

Testo a cura di Alessandro Moscatelli

2996863034895 · 21290000 ± 1 è al momento il più grande primo gemello che conosciamo. Resta aperta la congettura che afferma che le coppie di primi gemelli siano infinite ma grazie al contributo recente di un matematico cinese siamo vicini a dimostrare che anche per questa particolare tipologia di numeri non ci siano limiti. Questa tensione tra certezza dimostrata e mistero irrisolto fa dei numeri primi non solo un oggetto matematico, ma anche un potente dispositivo immaginativo capace di attraversare discipline diverse, dalla filosofia alle arti visive.

I numeri primi (numeri divisibili solo per 1 e per sé stessi) che sono stati già al centro della ricerca artistica di Roberta Conti in questa esposizione prendono la conformazione deI primi gemelli; coppie di numeri che, pur mantenendo tutte le proprietà dei numeri primi, si distinguono per la peculiare caratteristica di differire tra loro di sole due unità. I primi gemelli, portati nella cultura pop dal libro “la solitudine dei numeri primi”, tengono insieme molteplici istanze creative dell’artista. La coppia più grande di primi gemelli con cui abbiamo aperto questo breve testo critico è un numero che flirta con l’infinitamente grande, in attesa che nuove forme di intelligenza ibrida (umana e artificiale) scoprano il successivo.

Le serie numeriche e i numeri non sono soltanto esercizi di astrazione ma altresì sono il linguaggio armonico con cui è scritto l’universo. Nella dispersione dell’infinito però la gemmazione con il proprio partner gemello porta nella riflessione critica un’energia vitale che è propria della creazione. Sono diadi uniche e generative disperse nell’universo dei numeri e per tale ragione metafore perfette della condizione umana nella complessità della contemporaneità.

Il lavoro di Conti sviluppa campi di forza visivi e rapporti cromatici che instaurano relazioni interne ed esterne all’opera. Attraverso l’astrazione, tali configurazioni alludono alla condizione umana e a quella che Martin Heidegger definiva Geworfenheit, l’essere-gettati nel mondo: una presenza che si scopre esistente prima ancora di comprendersi. In questa prospettiva, l’atto generativo — artistico, biologico o simbolico — appare come una risposta alla dispersione, un gesto che crea legami e possibilità di senso. In mostra lavori prodotti su diversi medium per una ricerca che non si ferma alla bidimensionalità e che si fa materia, una ricerca che apre a possibili domande, che invita lo spettatore ad una riflessione sul sé, sulla collocazione che ognuno di noi ha nel mondo, sulla ricerca di uno scopo generativo, in ultima analisi sulla necessità in qualsiasi dimensione sia dell’infinitamente grande sia dell’infinitamente piccolo di trovare il proprio gemello.

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